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martedì 7 giugno 2011

Joseph Wambaugh I Ragazzi del Coro

Joseph Wambaugh I Ragazzi del Coro, Einaudi 2006

voto 9/10

Se un affermato maestro del genere come Ellroy ritiene Wambaugh lo scrittore che più lo ha influenzato un motivo c'è di sicuro. L'autore de I Ragazzi del Coro è stato, prima di dedicarsi alla scrittura, marine e poi poliziotto a Los Angeles fino al 1974. Proprio di un gruppo di agenti di L.A., e del loro inusuale rito di fine turno, parla questo bellissimo libro. Dieci poliziotti di basso grado sono soliti riunirsi al parco MacArthur una volta 'smontato' per smaltire, tra litri di alcol e sigarette 'donati' dai cittadini e in compagnia di donne lascive, il peso delle proprie vite lavorative e sentimentali. Nella Los Angeles intrisa di Storie di Ordinaria Follia questi antieroi, a volte veramente eroici, altre tragicamente umani, si scontrano con le realtà ai margini della giungla metropolitana di metà anni Settanta, tra prostitute, folli romantici, spacciatori e drogati in un'eco continua di violenza fisica e morale. Bella e piacevole la scrittura di Wambaugh, cruda in immagini e linguaggio senza però tralasciare toccanti momenti tragicomici.


Una volta mi sono beccato due giorni di sospensione quando sono andato a dare la notizia a quella stronza di Watts. Il suo vecchio si era fatto sbudellare a coltellate in una rissa al biliardo. Ho bussato alla porta e quando lei mi ha risposto ho detto: « è lei la vedova Brown?» Lei ha detto « No, non sono vedova» , e io ho detto « Col cazzo che non lo è ».

giovedì 24 marzo 2011

Thomas Pynchon Vizio di Forma

Thomas Pynchon Vizio di Forma, Einaudi 2011


voto: Sospeso


Prima di poter dare un giudizio all'ultimo libro di Pynchon mi sono ripromesso di rileggere i due romanzi che con Vizio di Forma costituiscono la cosiddetta ( o meglio dire considerata) trilogia sugli Psychedelic Sixties: L'incanto del Lotto 49 e Vineland. Non nego che molta della mia ritrosia nel giudizio sia dovuta al fatto di trovarsi a confronto con l'opera più recente di colui che è considerato universalmente come il più significativo autore del postmoderno, ancor più di Roth e DeLillo, anche a causa di una produzione centellinata benché imprescindibile, unita a un'identità ostinatamente celata, che lo avvolge di un'aura di mistica irraggiungibilità.

Certo è che Vizio di Forma è il romanzo più 'Narrativo' di Pynchon, quello che più si concede al gusto e soprattutto all'ironia propria del grande pubblico, quello dei best seller e della narrativa più formale. La vicenda si svolge nella Los Angeles fine Sessanta inizio Settanta, intrisa di tutti gli elementi iconografici ( e sì, stereotipati) che la caratterizzano: hippy e agenti del 'sistema', il terrore delle sette dopo i crimini della family di Manson, il surf e le Pantere Nere, il Vietnam e Richard Nixon. Riuscitissimi e sorprendenti tutti i personaggi, in primis il protagonista, Larry 'Doc' Sportello, detective un po' hard boiled un po' hippy, sballottato tra la rassicurante immagine di John Garfield e l'incombere della futura dipendenza tecnologica rappresentata da ARPAnet ( forse l'elemento più debole e scontato del libro). Onnipresente la colonna sonora di sottofondo (interessante procurarsi i numerosissimi brani citati e ascoltarli durante la lettura), come la nebbia psicotropa che avvolge tutta la vicenda, nella quale l'alternanza di livello conscio e non, così come il trip su nomi e vicende che coincidono in modo improbabile, disorientano sul fatto che si tratti di realtà o allucinazione paranoica tanto il lettore quanto il protagonista che, neanche a dirlo, se Marlowe aveva il tic di toccarsi l'orecchio sinistro, ha quello di accendersi uno spinello.


martedì 1 marzo 2011

Douglas E. Winter Corri!


Douglas E. Winter Corri!, Einaudi 2002

voto 6,5/10

Un libro che sembra un film, caratterizzato una scrittura fortemente paratattica che gli conferisce un ritmo incessante anche se a volte un po' troppo nervoso. Personaggi e situazione convincenti anche se entrambi in troppi casi sfuggevoli, con protagonista un mercante di armi a metà tra un colletto bianco e un guerrigliero, dotato di una morale esclusivamente sua, a volte detonatore a volte travolto dagli eventi. Per i miei gusti alcune scene troppo lunghe, in particolare l'immancabile duello finale, intriso di freeze frame e rapide zoomate, forse alla ricerca a volte di un lirismo davvero non necessario. Adrenalinico sarebbe il termine più adatto, piacevole e veloce soprattutto se non si hanno troppe pretese al di là dell'azione.

Nota di demerito i tanti refusi e un paio di traduzioni dall'inglese poco indovinate.